Bombardamento distrusse la fabbrica di Luigi Fabris


(il giornale di vicenza) di G. B. Vinco Da Sesso

Tra i bassanesi residenti a Milano negli Anni Trenta spiccava il professor Luigi Fabris, scultore, pittore e ceramista. Egli era nato a Bassano nel 1883 da Augusto che aveva casa e bottega di ferramenta in via Roma e da Vittoria Carraro. Dopo aver compiuto gli studi inferiori, vista la sua passione per le cose d'arte, venne inviato all'Accademia di Venezia, dove diventò allievo dello scultore Antonio Dal Zotto, che lo volle come suo collaboratore nell'atelier di Campo San Vito. Da lui il giovane bassanese derivò, oltre all'accuratezza scrupolosa nell'esecuzione, quel desiderio di verità che caratterizza tutte le sue creazioni. Ma Luigi Fabris portava con sé anche un'altra passione, quella per la ceramica, ch'era favorita dalla fervida tradizione della città natia. Egli fece le prime prove di ceramista tra vasi, piatti, cestine e specchiere della celebre manifattura Passarin. Questa fu da lui rilevata nel 1912, dopo quattro anni trascorsi come insegnante nella Scuola d'arti e mestieri di Pontedilegno, in provincia di Brescia, dove sua moglie Eleonora Velo diede alla luce il primogenito Augusto. Luigi si andò affermando soprattutto per le sue figure in porcellana, modellate e decorate con estrema finezza e preziosità, figure che ricreavano con grazia e fantasia il mondo settecentesco veneziano. Quando scoppiò la prima guerra mondiale e Bassano finì sotto i colpi dei cannoni austriaci, egli con la famiglia, che nel frattempo era cresciuta con il secondogenito Giannantonio, si trasferì a Milano. Qui nel 1918 aprì uno studio di scultura e pittura e, poco tempo dopo, con coraggioso spirito imprenditoriale, avviò una fabbrica di porcellane in piazza Indipendenza. Le sue statuine, siglate con l'ancora rossa, cominciarono a diffondersi per il mondo e nel 1929 arrivarono anche ad essere esposte alla Fiera di Dresda, tra l'ammirazione dei visitatori. Alcuni esemplari di questa produzione si possono ancora vedere in certe case bassanesi, custoditi gelosamente. La meravigliosa impressione, che si provava nella cosiddetta "bottega delle porcellane" di Luigi Fabris nella capitale lombarda, venne così descritta in una piacevole e interessante articolo di un bravo giornalista del quotidiano milanese "Ambrosiano": "Questa "bottega" sembra uno strano luogo ove si siano dati convegno i personaggi più tipici del Settecento veneziano. Attorno alle pareti dello studio, le bacheche allineano una teoria di belle figure femminili e di inappuntabili e cavallereschi zerbini. Tutte le figure della Venezia galante ed incipriata vi sono rappresentate: dalla dama onusta di broccati, di trine e di merletti, soffusa di languore e guizzante di furbesca malizia, al cavalier servente che incede in parrucca bianca, spadino e tricornetto, dalla damina che al suono dell'arpa canta Metastasio, al vecchio patrizio infreddolito che fiuta rapò, dalle belle signore che fan ala al clavicembalo alla bella ignota che nasconde il volto nella compiacente bauta. Vi sono poi i Brighella e gli Arlecchini, le Colombine e le Fornarine. L'arte del Fabris sta appunto in questi sapienti tocchi di grazia distribuiti qui e là e accoppiati alla cura meticolosa del particolare". Tre anni dopo, durante la seconda guerra mondiale questo mondo incantato della "bottega delle porcellane" venne distrutto da un disastroso bombardamento che colpì Milano.

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