Vicentini «magnagati»
tra storia e leggenda

Da "Il giornale di Vicenza" - Domenica 14 Maggio 2006 economia-stili Pagina 59

LA BATTUTA Nacque durante una pestilenza

DI EMILIO GARON

Il nome «gato» ricorre spesso nella parlata vicentina, basti pensare ad esempio, al «far le gatele» o le «gate gate» per indicare il solletico, oppure camminare a «gatoni». A tramandare la fama contribuisce l'antica tiritera che indica «veneziani gran signori, padovani gran dotori, vicentini magnagati, veronesi tuti mati». Ovviamente nella tradizione si è mantenuta viva l'espressione di «vicentini magnagati», alimentata anche da una copiosa e ironica letteratura culinaria.
L'origine del motto è incerta, si dice che la fama nacque durante una pestilenza o un assedio nel corso dei quali i cittadini per sfamarsi furono costretti a mangiare ogni tipo di animale. Una condizione comunque abbastanza normale in ogni città in tempi nei quali sopravvivere era già difficile, per cui non solo Vicenza si è trovata in quelle condizioni.
Secondo un'ipotesi storica, sembra che i vicentini si siano guadagnati l'appellativo di «magnagati» nel 1698, quando una grande invasione di topi terrorizzava la città. Malgra do i vari tentativi, non si riusciva a combattere le schiere di topi, e la situazione era tanto grave che Venezia dovette intervenire inviando un esercito di gatti.
La tattica funzionò, ma da allora i vicentini si meritarono un posto stabile nella proverbiale distinzione di «magnagati», mantenuta viva anche da altre leggende. Sembra infatti che la presenza dei felini abbia stuzzicato la fantasia di qualche cuoco, utilizzando proprio i gatti come piatto principale.
C'è un'altra ipotesi sulla provenienza del termine «magnagati», una teoria di origine fonetica, trascurata nelle attuali considerazioni, ma conosciuta già nell'Ottocento. Trova fondamento dalla parlate locali, quando per dire la frase «hai mangiato» in dialetto veneziano si pronunciava «ti ga magnà», in padovano «gheto magnà» mentre nel dialetto antico vicentino si affermava «gatu magnà». Questa pronuncia diede probabilmente origine al soprannome di «magnagatu» o «magnagati» dato in senso spregiativo dai rivali veneti ai vicentini. Che i veneziani poi avessero il gusto di affibbiare soprannomi con la desinenza «magna» è noto: indicavano (e indicano tuttora) come «magnagiasso» certi pescatori, «magnamaroni» ai ruffiani, «magnacarta» agli scribacchini, « magnamocoli» alle persone bigotte, «magnamerda» per disprezzare un individuo.
È probabile quindi che il nome dato ai vicentini sia dovuto all'eccezionale afflusso di colonie di gatti in città o in particolari occasioni: magnagati dunque non nel senso che mangiavano i felini, ma per la loro diffusa presenza e affettuosa convivenza. Citando in un'opera la nostra città il Folengo diceva «Vicetia plena gatellis».
Infine è il caso di richiamare l'antica famiglia vicentina dei Barbarano che già dal 1200 erano detti «Gati» o «Goti» forse in memoria dell'origine barbarica della stirpe.