un sindaco a Portogruaro

Il Consiglio Comunale di Portogruaro
tra Otto e Novecento

Gli Amministratori del Comune dal 1890 al 1914
Fu Quintino Sella, il celebre ministro delle Finanze del Regno d'Italia il primo ad assumere, come Regio Commissario, l'incarico di amministratore della Città ed il Distretto di Portogruaro dopo l'Unità.

Portogruaro, che era stata Città con la Serenissima, era diventata, sotto l'Austria, Comune di seconda classe (annoverato, cioè tra i Comuni e con una popolazione compresa tra i 3.000 e i 10.000 abitanti), governata da un Consiglio comunale formato da 30 cittadini scelti tra i 100 più ricchi. Il Consiglio esprimeva una Deputazione, organo esecutivo dai limitati poteri, costituito da tre membri, uno dei quali, il Primo deputato, doveva essere uno dei tre maggiori proprietari terrieri del Comune. La Deputazione era sottoposta allo stretto controllo dei Commissario distrettuale.

Nel 1835 Portogruaro ottenne nuovamente il titolo di Città. Il Consiglio comunale venne elevato alla dignità di Congregazione municipale, organo che godeva di maggior autonomia amministrativa, esprimeva quattro deputati ed era presieduto da un Podestà. Portogruaro poteva ora inviare anche un proprio rappresentante in seno alla Congregazione provinciale di Venezia.

Nel 1866, al momento dell'annessione al Regno d'Italia la Congregazione municipale di Portogruaro era composta da Pietro Bergamo, Giuseppe Lucchini Daniele Muschietti, Bonavertura Segatti e presieduta dal marchese Francesco De Fabris, podestà dei Comune dal 1859.

Il Commissario Sella, prima ancora che venisse estesa al Veneto e al Friuli la legge comunale e provinciale piemontese del 1865, indisse rapidamente le elezioni per il rinnovo delle rappresentanze municipali. Le elezioni si tennero il 14 ottobre. Su 463 aventi diritto al voto, si recarono alle urne solamente 141 elettori. Risultarono eletti i seguenti consiglieri comunali:

Francesco De Fabris
Odoardo Del Prà
Alessandro De Fabris
Bonaventura Segatti
Antonio Trevisan
Luigi Faretti
Pietro Bergamo
Valentino Stringari
Fausto Bonò
Alessandro Buora
G. B. Benedetti
Gentile Marangoni
Dario Bertolini
Antonio Grando
Innocente Gaule
Giovanni Toneatti
Marco Conti
Emilio Braida
Antonio Tagliapietra
Giacinto Tavoschi

Sindaco fu nominato Francesco De Fabris che avrebbe anche in seguito continuato ad amministrare la città per lunghi anni, fino alla propria morte, avvenuta 1888.

Pochi giorni dopo le prime elezioni, il 22 e 23 ottobre, si tenne il Plebiscito per sancire col voto popolare il passaggio del Veneto e del Friuli al Regno d'Italia. I votanti nell'intero Distretto furono 7.977, tutti favorevoli all’annessione. Due mesi dopo, il 13 dicembre 1866, con l'entrata in vigore della sopraccitata legge elettorale gli elettori di Portogruaro furono richiamati alle urne. Non vennero riconfermati i consiglieri Bonò, Gaule, Conti, e Tagliapietra, al loro posto essendo eletti Francesco Bombarda, Girolamo Covelli, Valentino Campanari e Antonio Termini.

Prima del 1882 - anno in cui si andò alle urne con la nuova legge elettorale promossa da Agostino Depretis - in Italia godevano del diritto di voto poco più di 600.000 elettori (pari al 6,9 per cento della popolazione) sulla base di un sistema di natura essenzialmente censitario. La riforma del 1881 estese la possibilità di scegliere i propri rappresentanti non solo a coloro che pagavano 19,80 lire di tasse annue, ma a tutti i maggiorenni che avessero espletato l'obbligo elementare.

In età Crispina si giunse ad un'importante riforma delle amministrazioni locali, che portò ad uno snellimento burocratico, ad una maggiore democratizzazione della vita politica locale (e, nei centri maggiori, all'elettività dei sindaci), ma anche ad un restringimento della base elettorale attraverso un processo di "epurazione" attuato tramite il rigido controllo dei requisiti scolastici (conseguimento della seconda elementare) e d'altra natura previsti. I ceti medi, la piccola borghesia e le fasce superiori della classe operaia acquistarono un peso maggiore nel governo di un Paese che vide mutare le proprie strutture sociali ed economiche.

Con la nuova riforma della legge comunale e provinciale, varata nel 1898, anche nei Comuni minori, con una popolazione inferiore ai 10.000 abitanti, il sindaco cessò di essere di esclusiva nomina regia, ma venne scelto direttamente dai consiglieri eletti.

Nel 1912, grazie alla svolta impressa da Giolitti caddero le restrizioni di censo e d'istruzione, ma solo i cittadini italiani di sesso maschile poterono votare e se analfabeti e inabili o esentati dal compiere il servizio militare non prima dei trent'anni di età. Dopo il 1912 le liste elettorali, sia politiche che amministrative, ebbero un carattere permanente, essendo compilate da una commissione comunale e controllate da una provinciale. Ogni elettore poteva essere eletto consigliere, purché non ricoprisse incarichi o ruoli ritenuti incompatibili (come ad esempio i sacerdoti con cura d'anime).

Nel 1913 fece il suo ingresso in Parlamento il primo contadino (il primo operaio italiano vi era entrato nel 1882).

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