Enrico
Fabris
Enrico Fabris, di Mezzaselva di Roana, Comune dell'altopiano
di Asiago, Vicenza, sportivo di grande talento. Vediamo come ha dato notizia
delle sue imprese olimpiche il Giornale di Vicenza.
Fabris, un bronzo per la storia
Lame magiche: e nei 1.500 può
fare meglio
ROANA IN FESTA
Al secondo oro con i pattini azzurri
Pazzo di gioia
Roana: tifo da stadio
Fabris, il mondo è ai suoi
pattini
È il Paperone degli azzurri
Il figliol prodigio ne ha combinata
un’altra
Ciampi lo invita a Roma
Il sorriso caldo del re del ghiaccio
Enrico uno, due e tre. E Roana
esplode
LA FAVOLA DI ENRICO
«Voglio riabbracciare Roana»
A Roana i festeggiamenti sono
continuati fino all'alba
Tutti pazzi per Enrico
«Più di così
non potevo proprio andare»
Enrico ottavo. È proprio
un re
Roana e il Vicentino attendono
l’eroe dei Giochi
Domenica 12 Febbraio 2006 sport Pagina 38
Fabris, un bronzo per la storia
Nel pattinaggio di velocità,
5000 metri, il vicentino regala all’Italia il primo podio
Torino. Dodici giri di pista in apnea, con lo sguardo
piantato verso un traguardo che sembrava non arrivare mai nonostante il
tempo continuasse a scorrere sul tabellone. Per tutta la gara, Enrico
Fabris non si è accorto che stava pattinando verso la storia: il
bronzo conquistato ieri pomeriggio nei 5 mila metri è infatti il
primo acuto azzurro alle Olimpiadi di Torino 2006. Ed è, soprattutto,
l’unica medaglia olimpica che l’Italia abbia mai vinto nel
pattinaggio di velocità.
Sugli spalti dipinti d’arancione dal tifo dei numerosi olandesi,
il risultato dell’atleta vicentino è stato accolto con tutti
gli onori delle grandi imprese: applausi, cori, e quanto di meglio questi
ragazzi abituati a crescere con gli schettini ai piedi sappiano tributare
ai loro beniamini. Neanche troppo strano per un pattinatore che in questa
stagione ha fatto molto per entrare nel cuore dei fans della velocità
sul ghiaccio, laureandosi il mese scorso campione d’Europa. Un titolo
costruito soprattutto sui 1.500 metri, la sua specialità, ma anche
su un bronzo nei 5 mila metri che faceva ben sperare. «Io ci provo,
tanto dovesse andare male ho ancora tre gare per rifarmi», diceva
alla vigilia quasi a voler allontanare da sè le attenzioni degli
avversari. Che anche ieri, su un ghiaccio troppo morbido per essere veloci,
hanno dimostrato di essere fortissimi: spinto dal tifo di Laura e Barbara
Bush, l’americano Chad Hedrick ha vinto l’oro sfiorando di
un soffio il record olimpico. Alle sue spalle il ventenne olandese Sven
Kramer, il detentore del record del mondo su questa distanza.
«Sono degli atleti speciali», dice Fabris complimentandosi
con loro. «A metà gara non credevo di riuscire ad avvicinarmi
a loro così tanto - continua - anche se sapevo che negli ultimi
giri avevano rallentato. Io, invece, sono partito addormentato, ma per
fortuna il pubblico mi ha dato la carica per rimontare. Questa medaglia
la dedico a loro e a tutti coloro che mi sono sempre stati vicino».
Ad ogni passaggio sotto i seggiolini occupati dalla sua famiglia, arrivati
apposta da Roana per incoraggiarlo, questo ragazzone di 1 metro e 90 che
fa il poliziotto e quando non si allena studia Scienze forestali all’Università
di Padova recuperava posizione: settimo, quinto, e infine terzo sul traguardo.
«Un momento storico - commenta senza presunzione - per me che ho
dimostrato di poter fare miei anche i 5 mila metri e per il pattinaggio
italiano. Spero che aiuti il movimento a crescere e che incoraggi i miei
compagni per le prossime gare, dove sono sicuro che ci regaleranno altre
soddisfazioni». Ne è valsa quindi la pena saltare la cerimonia
d’inaugurazione di venerdì sera: «Preferivo la premiazione
di oggi», replica facendo ridere tutta la sala stampa. Poi, di nuovo
serio, aggiunge a proposito delle sue prossime gare: «Cosa mi aspetto?
Di dare il meglio, tenendo sempre i piedi per terra...».
A Fabris sono arrivati complimenti speciali. Il capo della polizia, prefetto
Giovanni De Gennaro, si è subito congratulato con lui, e anche
il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, si è felicitato: «Enrico
Fabris: Veneto che vai, Veneto che vince. La prima medaglia olimpica è
giunta grazie al giovane Enrico Fabris, vicentino ma che vive sull’Altipiano
di Asiago, a Roana, e che anche per questo ci rende tutti ancora più
orgogliosi» ha detto. Ad elogiare l’azzurro anche il vincitore
dell’oro, lo statunitense Chad Hedrick: «Fabris è un
pattinatore molto, molto bravo e ha dimostrato che può competere
per la medaglia d’oro».
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Domenica 12 Febbraio 2006 sport Pagina 38
-UNA MEDAGLIA PARTITA DA LONTANO. I primi test a
Busa Fonda di Gallio. Poi lunghe trasferte in Trentino
Lame magiche: e nei 1.500 può fare meglio
È cresciuto nella Sportivi Ghiaccio di Roana
con papà Valerio. Che sogna una pista sull’Altopiano
di Renato Angonese
È
lui o non è lui? Certo che è lui. È Enrico Fabris
da Roana, ventiquattro anni lo scorso ottobre, la prima medaglia nella
storia del pattinaggio italiano in pista lunga. È di bronzo ed
arriva in parte inaspettata perché i 5000, distanza che lo consacra
nella storia delle "lame azzurre", non erano considerati esattamente
adatti ai suoi mezzi.
Fabris ha smentito questa previsione nel migliore dei modi nonostante,
risultati alla mano, prediliga i 1500 dove già due volte è
riuscito a vincere in Coppa del Mondo.
Una medaglia olimpica, soprattutto in una disciplina di fatica qual è
il pattinaggio in pista lunga, non arriva mai per caso, a premiare chi
se la mette al collo, tantomeno nel caso di Enrico Fabris.
Da dove viene allora? È la Sporti vi Ghiaccio Roana il suo terreno
di coltura perché, da tanti anni, con grande passione ed altrettanti
sacrifici, porta avanti l'attività agonistica dei suoi giovani.
Come impianto c'è la pista naturale a Busa Fonda di Gallio ma gran
parte del lavoro, che ormai impegna gli atleti per molti mesi all'anno,
viene portato avanti "in trasferta" sull'impianto artificiale
trentino di Miola di Pinè.
Un continuo andirivieni non facile da gestire, una trafila che Enrico
Fabris, come tutti gli altri, si è sobbarcato e che, di sicuro,
è servita a formare il carattere di ragazzi come lui. Le famiglie,
in primis quella di Enrico, hanno sempre creduto che ne valesse la pena.
Ora arriva, strameritata, questa prima, enorme soddisfazione. Tanti chilometri
di auto e pulmino, lungo strade non sempre agevoli, tante ore rubate al
sonno, qualcuna allo studio, allo svago e alla compagnia per credere in
un progetto sportivo che per il poliziotto biancorosso è cresciuto
consolidandosi nel tempo. Fino alla sua scalata vincente ai vertici nazionali
di tutti i tempi, prima, e ora al top dello sport mondiale.
Una progressione inarrestabile la sua. Specialmente nell'ultimo biennio
ma sempre condotta, come si suol dire "con la testa sulle spalle".
Straordinaria la sua capacità di gestire una pressione psicologica
divenuta fortissima.
«Tanto per inten derci - ha sempre sostenuto papà Valerio
- se sull'Altopiano si disponesse di un impianto all'altezza arriverebbero
qui a pattinare centinaia di olandesi perché è il loro sport
nazionale e perché a loro piace molto stare con noi».
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38
ROANA IN FESTA.
Entusiasmo nella sua casa di contrada Toccoli tra
famigliari e amici
«Quel “toccolo” se lo meritava»
di Egidio Zampese
Roana. La medaglia di bronzo conquistata da Enrico
Fabris alle Olimpiadi di Torino 2006 ha fatto esplodere di gioia tutto
il paese, dove sono scesi tutti in piazza a festeggiare l’avvenimento;
che non ha colto di sorpresa nessuno, perché i suoi sostenitori
erano sicuri che Enrico "toccolo" (così viene soprannominato
a Roana il campione, che abita in contrada Toccoli) sarebbe riuscito ad
entrare in zona medaglia.
Hanno seguito la gara, incollate alla tv, la mamma Bertilla e la nonna
Luigina Martello (il papà Valerio era nella città della
Mole per seguire l’avvenimento); e hanno avuto un sussulto. E subito
la casa di via Toccoli è stata tempestata di telefonate dai vicini,
dai parenti e dai tifosi di Enrico.
Sono state sturate le prime bottiglie di spumante, sono cominciati i caroselli
di auto con bandiere e striscioni, sono stati incollati poster sulle vetrine,
sono comparse le scritte "Grazie Enrico"; e con le bombolette
spray nella via centrale è stato scritto "Roana paese olimpico".
«Siamo strafelici, ancora emozionati - dice mamma Bertilla - È
una grandissima soddisfazione che mi riempe di gioia».
Nella casa di via Toccoli il telefono continua a suonare e chiamano parenti
e conoscenti da tutta Europa; e quanti sono stati in villeggiatura a Roana
e hanno conosciuto Enrico. Al bar centrale il titolare Bruno Ceschi e
alcuni giovani della Sportivi Ghiaccio Roana stappano bottiglie senza
sosta.
Un giovane precisa: «Qui Enrico lo chiamano Eurostar dei Toccoli;
e stiamo aspettando il suo ritorno per festeggiarlo proprio come una star».
Una giovane, felice del successo di Enrico, aggiunge: «Se lo meritava.
È una persona seria, umile e preparata; la medaglia che ha vinto
è solo di bronzo, ma lui è un ragazzo d’oro. E nelle
prossime gare conquisterà l’oro, perché i 5000 non
sono la sua specialità, ma i 1500 sì; e va forte anche nella
staffetta e nei 10000».
Un concerto di campane ha poi sottolineato l’exploit di Enrico;
e si è suonato a festa non solo a Roana, ma anche a Camporovere,
dove è parroco don Romeo Martello, zio di Enrico.
Bruno Ceschi sottolinea le sue doti umane: «Tre settimane fa un
incendio aveva provocato danni alla stalla dello zio Walter; e lui, appena
tornato vittorioso dagli Europei in Svezia, ha dato una mano a spostare
il fieno».
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Pagina 40
Al secondo oro con i pattini azzurri
La caduta degli olandesi lancia l’Italia in
finale, dove Fabris&C stracciano il Canada
Torino.
È difficile pensare che l’Italia, prima di questi Giochi
Invernali, non avesse mai vinto una medaglia olimpica nel pattinaggio
velocità.
L’Inno di Mameli risuona nell’Ovale Lingotto per la seconda
volta nella rassegna a cinque cerchi di Torino 2006 perchè, dopo
le traiettorie disegnate dallo slittino di Armin Zoeggeler, conquistano
ieri un oro, alla vigilia insperato, gli azzurri dell’inseguimento
a squadre, per i quali ogni superlativo sembra azzeccato.
Enrico Fabris, già entrato nella storia per il bronzo ottenuto
nei 5000, Ippolito Sanfratello, sei volte campione del mondo a rotelle
e recordman dei 1000 metri, e Matteo Anesi hanno compiuto l’impresa
di una vita, andando a battere in una finale mai in discussione il Canada
primatista del mondo, spingendo sul ghiaccio come forsennati, salendo
sul tetto di Olimpia con il tempo finale di 3’44"46, 2"82
meglio dei nordamericani, sempre in affanno nei cambi e mai davvero in
corsa per l’oro.
Un oro che invece premia l’Italia e che si metterà al collo
anche Stefano Donagrandi, protagonista del quarto con gli Stati Uniti
che, in squadra, schieravano il campione olimpico Chad Hedrick.
Quando si firmano pagine così gloriose dello sport olimpico ci
vuole anche un pizzico di fortuna ed i nostri hanno avuto una bella mano
dalla sorte nella semifinale con l’Olanda: sembrava davvero persa
ma gli orange, poi vincitori del bronzo sulla Norvegia, offrivano il colpo
di scena cadendo a circa tre giri dalla conclusione.
Un regalo che l’Italia sapeva sfruttare alla grande in finale, dominando
gli attoniti canadesi sotto la spinta continua del pubblico di casa.
«Mi ha telefonato il presidente Ciampi, che ha visto la gara degli
azzurri da Madrid - ha rivelato il presidente del Coni Gianni Petrucci
-. Ha fatto i complimenti più vivi a tutti i ragazzi, sottolineando
che le altre nazioni hanno, rispetto a noi, più tesserati ed impianti.
Non c’è niente da dire, sono stati i più bravi».
«Non era un traguardo impensabile - ha ammesso il commissario tecnico
del pattinaggio velocità, Maurizio Marchetto - Quando si vince
una Coppa del Mondo, come accadde due stagioni fa, o si arriva secondi
come quest’anno si è consapevoli di poter raggiungere grandi
risultati. Il nostro percorso non è stato facile ma ce l’abbiamo
fatta: e quando ho visto che il vantaggio sul Canada era superiore al
secondo e mezzo, ho urlato ai ragazzi che era necessario gestire, senza
prendere ulteriori rischi».
«Quando si allenano dei fuoriclasse come loro - sottolinea Marchetto
- non c’è molto da insegnare. Basta mandarli in pista e sfruttare
le loro capacità. Questo è il coronamento di un lavoro di
squadra». Strano per gli azzurri sentirsi elogiare da questo uomo
schivo e di poche parole. «Ma oggi (ieri, ndr) - spiega Fabris è
un momento speciale, può accadere di tutto». Come ad esempio
vedere un palazzetto del ghiaccio che fa il tifo come ad una partita di
pallone; «in pista - rivela Fabris - era impossibile non sentire
gli incoraggiamenti dei tifosi».
Per Enrico Fabris è una doppietta personale che ha tutto un altro
sapore: «Pensavo di aver raggiunto l’apice sabato nei 5000
metri, ma lo sport può dare sempre delle emozioni superiori. Era
già strepitoso aver raggiunto la finale per un podio sicuro, con
l’oro in ballo però siamo rimasti concentrati e abbiamo dato
tutto quanto avevamo in corpo».
Ad Ippolito Sanfratello ha telefonato addirittura Ciampi in persona: «Pensavo
fosse uno scherzo... Il presidente della Repubblica ha aggiunto emozione
su emozione ad una serata incredibile: non riesco ancora a rendermi conto
di qu anto è successo, mi ci vorrà qualche giorno».
«È un sogno, una sensazione unica vincere un titolo davanti
ai propri tifosi», riesce a dire Matteo Anesi, mentre Stefano Donagrandi,
panchinaro di lusso, si augura che «l’Italia diventi ora meno
calciofila e più pattinofila». Un neologismo che può
tranquillamente passare.
L’importante, adesso, è che nessuno si azzardi più
a definire il pattinaggio uno sport minore.
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SU Venerdì 17 Febbraio 2006 sport
Pagina 41
Pazzo di gioia
(r. a.) «Non è ancora finita. Adesso
festeggiamo e poi mi concentrerò sui
1.500». Enrico Fabris, la punta di diamante del pattinaggio velocità
azzurro, non si accontenta. Dopo aver conquistato il bronzo nei 5.000
il pattinatore di Roana ha centrato la medaglia d'oro nell'inseguimento
a squadre. «Dobbiamo portare a casa tutto il possibile. Anche se
siamo alle Olimpiadi e ci sono i migliori pattinatori, io farò
del mio meglio». La gioia dell'azzurro è incontenibile: abbracci
e lacrime al termine della finale spiegano come questa medaglia d'oro
abbia una valenza maggiore perchè maturata in nell'unica prova
a squadre di uno sport per natura individuale. «Ero già contento
per il bronzo adesso è arrivato l'oro e non mi sembra vero. Forse
- spiega - mi renderò veramente conto di quello che è successo
tra un mese. Sto vivendo un grande sogno. Questa squadra mi rende felice,
inoltre riusciamo a dare valore a questo sport a livello di gruppo. Questa
è una disciplina che ci rende più uniti».
Il tifo ha sicuramente inciso sulla prova degli azzurri. «Il fatto
di gareggiare in casa ci ha aiutato - continua Fabris -sentire il pubblico
che ci incitava, vedere tutte q uelle bandiere italiane qui per noi, è
stata una sensazione incredibile. Stare qui a Torino ci ha aiutato a pattinare
più forte. Mi ha fatto piacere e credo che l'interesse nel nostro
movimento è destinato ad aumentare».
L'accesso alla finalissima è stato favorito anche da una caduta
di un membro dell'equipaggio olandese nella semifinali, ma per Fabris
la fortuna non conta. «Abbiamo fatto dei grandi quarti contro gli
Stati Uniti - conclude - poi con l'Olanda stavamo rimontando e forse abbiamo
messo loro un po' di pressione. Non abbiamo rubato nulla, ce lo siamo
meritato».
Questa medaglia d'oro, alla cui conquista ha partecipato pure Stefano
Donagrandi schierato in pista l'altro ieri, è la prima nella storia
del pattinaggio italiano ed inoltre apre l'albo d'oro olimpico perché
la prova di inseguimento a squadre fa proprio a Torino il suo ingresso
nel programma a cinque cerchi.
La corsa all'oro di Fabris e dei suoi compagni ha incontrato, com'era
logico che fosse, molti ostacoli sullla sua strada. Ad iniziare dalle
qualifiche dove, opposti proprio al Canada, pur andando forte, perdevano
la sfida con la conseguenza di essere costretti ad affrontare nei "quarti"
un'altra formazione fortissima: gli Stati Uniti. Con un finale dei suoi
il roanese ridimensionava però le ambizioni altrui. In semifinale
èci tocca l'Olanda resa più pericolosa da un'olimpiade sin
qui avara di soddisfazioni per quello che nei Paesi Bassi è una
sorta di sport nazionale. Per Fabris e compagni una specie di finale anticipata.
Dopo un avvio arrembante un pattinatore olandese centra uno dei picchetti
che delimitano la pista facendo finire gambe all'aria un altro compagno,
con ciò, il sogno arancione.
A questo punto con una medaglia minimo d'argento in mano non era facile
concentrarsi e pensare al Canada ma diventava, ancora una volta, assolutamente
indispensabile farlo. Ci sono riusciti perfettamente perché altrimenti
l'oro sarebbe volato al di là dell'Atlantico. «Non deve accadere»,
si son detti. Ma, forse, non era necessario perché il loro affiatamento
è un'altra delle chiavi di lettura di questo fantastico risultato
giunto non a caso in casa Italia. In preccedenza nella finale per il bronzo
l'Olanda aveva superato la Norvegia.
Enrico Fabris ha una dedica speciale per questa sua seconda medaglia:
«È per Nicola Mayr pattinatrice azzurra che non ha potuto
gareggiare qui per problemi personali». Questa sua dichiarazione
in tv vola dritta a Collalbo, in Alto Adige, direttamente alla sua ragazza
che, di sicuro ha sofferto di più stando lontana dall'Oval prima
che la sua tensione, come quella di tutti, si sciogliesse in una gioia
immensa quan to meritata.
A vivere invece queste emozioni in diretta dalle gradinate del "Lingotto"
papà Valerio, i suoi fratelli Nicola e Michele e, con altri parenti,
don Romeo Martello, ultrasettantenne parroco di Camporovere nonché
zio di Enrico. Neppure lui ha voluto privarsi di questo straordinario
momento perché, molto probabilmente, ci credeva e, proprio per
questo, altre volte, aveva affrontato trasferte per seguire l'ormai famoso
nipote.
Grande entusiasmo per la vittoria dei pattinatori azzurri. Sul successo
sportivo è intervenuto anche Stefano Stefani, sottosegretario all’ambiente
e alla tutela del territorio. «L’Italia del pattinaggio di
velocità - dice - è salita in cima al mondo grazie al contributo
del nostro concittadino Enrico Fabris, che ha trascinato la squadra azzurra
nella durissima vittoria contro il Canada».
«Questo successo - aggiunge - dopo il bronzo conquistato sempre
dal nostro Fabris alcuni giorni fa, sottolinea come Vicenza e il Veneto
possono essere all’avanguardia anche in sport "poveri"
come il pattinaggio. Io che sono un grande amico degli sport invernali
voglio ringraziare gli azzurri per le emozioni che ci stanno facendo vivere
e spero che questa vittoria possa essere un traino anche per il movimento
di base».
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Venerdì 17 Febbraio 2006 sport Pagina
41
Roana. (e. z.) Tifo da stadio, campane a festa a Roana
Roana. (e. z.) Tifo da stadio, campane a festa a
Roana e Camporovere; piazza S. Giustina invasa da centinaia di persone
in festa, seppellita da striscioni e incorniciata da cori inneggianti
all’eccezzionale avvenimento. Entusiasmo alle stelle ovunque: il
"Toccolo" ha fatto riesplodere la gioia e la commozione in tutto
l’Altopiano, dove è diventato un idolo.
Al bar "Alpi" di Anna Tumolero i fedelissimi stappano bottiglie
a iosa. La scena dei caroselli di auto strombazzanti è la fotocopia
ingrandita delle festa di sabato, quando Enrico Fabris aveva conquistato
il bronzo. Ancora vetture imbandierate lungo le strade di Roana, Asiago,
Gallio e di tutto l’Altopiano.
"Enrico 6 l’orgoglio di Roana" si legge in uno dei tanti
striscioni esposti in piazza; perché in realtà l’atleta
è davvero il portabandiera del pattinaggio, non solo nel centro
altopianese ma in tutta Italia. E ora tutti pensano ai 1500, con le speranze
che si allungano anche ai 10000.
In contrada Toccoli la casa paterna è invasa da centinaia di sostenitori,
da autorità con in primo piano l’assessore della Co munità
montana, Ilario Fabris "toccolo" doc. E poi rappresentanti della
Sportivi Ghiaccio Roana (di cui è presidente Valerio Fabris, papà
di Enrico). La mamma Bertilla Mosele è al centro dei festeggiamenti,
con la nonna Luigina Mantello, la zia Valeria e lo zio Walter.
E la "ola" sembra non finire mai.
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Mercoledì 22 Febbraio 2006 Pagina 40
Ordine d’arrivo
Fabris, il mondo è ai suoi pattini
Marcia trionfale: è oro anche nei 1500 dopo
quello a squadre e il bronzo nei 5000
di Renato Angonese
Torino. Enrico "doppio oro" Fabris entra
con le sue lame vincenti nella storia dello sport italiano. Non solo di
quello invernale. A 24 anni. L’impresa compiuta sui 1500, la terza
in soli dieci giorni, in questa Olimpiade che ormai sta sempre di più
"targando" con il suo cognome, ha dell’incredibile.
Gli abbinamenti, si corre contro un solo avversario e vale il tempo migliore
(quindi di solito il nome del vincitore spunta solo alla fine, perché
in coda sono collocati i più forti), lo vedevano opposto all’olandese
Simon Kujpers. Non un fulmine di guerra, ma avversario da rispettare;
non fosse altro perché in Olanda questa disciplina è una
sorta di sport nazionale, con migliaia di praticanti e impianti al coperto
in quantità.
Va tutto bene nella cosiddetta "apertura", l’avvio di
gara; poi improvvisamente un inghippo non raro in gara, ma certamente
in grado di disturbare chi non possieda, oltre ai muscoli, anche ne rvi
d’acciaio. Al momento di dare il cambio in uscita di curva i due
protagonisti sono alla pari e bisogna allinearsi uno dietro l’altro.
Manovra difficilissima a quelle velocità. Enrico Fabris capisce
al volo che non può passare a condurre e quasi sfiora l’olandese
mettendosi in coda.
Perde velocità, non la calma: si ricompone subito e avanti, via,
con il suo ritmo che nella fase centrale gli consente di diminuire lo
svantaggio accumulato nei confronti di quelli che l’avevano preceduto.
Poi, come da copione non scontato parlando di altri, prepara il suo pezzo
forte: l’ultimo giro, letale per gli avversari, vincente per lui.
Ha davvero tanta benzina nei muscoli, il roanese, e testa per farli girare
alla perfezione. Il suo finale è impressionante: 1’45"97
sentenzia il cronometro (sarà l’unico a finire sotto l’1’46").
Il record della pista piemontese (lo deteneva proprio lui, guarda caso)
è polverizzato, perché lo abbassa di 69/100. Un’eternità
su questa distanza.
Non resta che attendere le ultime due serie. Una sofferenza che si legge
sul suo volto. C’era da dubitarne? Ora non è più lui
in pista. Tutto dipende dalla "fame" dei suoi avversari.
«Avevo le pulsazioni più alte in quei minuti di attesa interminabile
- confida con la naturale semplicità che gli è propria -
che non in gara».
La sua tensione si scioglie in lacrime quando lo statunitense Shani Davis,
che si complimenterà poi con lui, lo avvicina ma non lo batte,
fermandosi a 1’46"13 davante al connazionale Chad Hedrick,
altro brutto cliente della vigilia, terzo in 1’46"22.
È il trionfo, la sua definitiva collocazione nell’olimpo
dello sport italiano. Il suo nome va davanti a quello di due leggende
dello sport invernale azzurro, che rispondono al nome dello scomparso
bobbista cortinese Eugenio Monti, due ori ai Giochi francesi del ’68,
e di Alberto Tomba , doppietta a Calgary ’88, unici sinora a poter
fregiarsi di un doppio metallo doranto nella stessa olimpiade. Enrico
Fabris li scavalca d’un sol fiato, aggiungendoci il anche il bronzo
dei 5000.
E fa felici un po’ tutti: da quelli, pochissimi che seguivano il
pattinaggio quasi in incognito, all’uomo della strada che non se
ne intende di lame, pattini "clap" o ghiaccio veloce, e che
vedendolo in tv gli richiama immediatamente l’immagine del bravo
ragazzo di cui, diciamocelo, si stava perdendo un po’ la traccia.
La classe innata, il duro lavoro e un pizzico di buona sorte, l’hanno
condotto a traguardi inimmaginabili solo dieci giorni fa. Sembra impossibile,
ma è vero. Ora, però, è il momento di festeggiare.
Ai 10 000 penserà a partire da oggi.
1. Enrico Fabris (Italia) 1’45"97
2. Shani Davis (Usa) 1’46" 13
3. Chad Hedrick (Usa) 1’46"22
4. Simon Kuipers (Olanda) 1’46"58
5. Erben Wennemars (Olanda) 1’46"71
6. Ivan Skobrev (Russia) 1’46"91
7. Petter Andersen (Norvegia) 1’47"15
8. Mikael Flygind-Larsen (Norvegia) 1’47"28
9. Joey Cheek (Usa) 1’47"52
10. Even Wetten (Norvegia) 1’47"78
18. Ippolito Sanfratello (Italia) 1’48"44
22. Stefano Donagrandi (Italia) 1’48"85
29. Matteo Anesi (Italia) 1’49"88
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Mercoledì
22 Febbraio 2006 Pagina 40
-Oltre alle medaglie c’è anche una
gratificazione in denaro
È il Paperone degli azzurri
I successi fruttano al roanese 300 mila euro
L’oro alle Olimpiadi rappresenta sicuramente
la gioia più grande, la soddisfazione più alta nella vita
di un atleta. Ma c’è anche un risvolto, per così dire,
più... venale. Una gratificazione che viene monetizzata.
Gli atleti che conquistano una medaglia ricevono anche un premio in denaro:
40 mila euro per il bronzo, 65 mila per l’argento e 130 mila per
l’oro. Con le due medaglie d’oro e quella di bronzo, dunque,
Enrico Fabris diventa davvero il "Paperon de’ Paperoni"
fra gli atleti azzurri.
Con i 300 mila euro è infatti l’italiano che finora incassa
di più dal Coni. Adesso potrebbe eguagliarlo Pietro Piller Cottrer,
che pure lui ha già vinto un bronzo e l’oro nella staffetta.
Finora, il Coni ha sborsato per gli azzurri vincitori di medaglie la ragguardevole
cifra di un milione e settecentomila euro.Il che corrisponde al 62,86
per cento del budget stanziato dal Comitato olimpico nazionale per questa
voce nell e previsioni delle Olimpiadi.
I 300 mila euro rappresentano una somma inportante per un ragazzo di 24
anni. Ma Enrico non si monta certo la testa. Anche ieri notte, ospite
del salotto di Raidue dove è stato complimentato dal presidente
del Coni Petrucci, da Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, il campione
roanese ha detto che non ha ancora pensato a come spenderà questi
soldi. «Ma certamente ne farò un buon uso» ha detto
sorridente, sotto gli occhi vigili di mamma Bertilla.
Una vacanza? Forse. Magari un investimento in Altopiano, negli impianti
sportivi. Ma c’’è tempo per pensarci, adesso il Re
Mida delle Olimpiadi invernali è diventato l’uomo-copertina
non certro per l’oro che ha messo in tasca ma per quello che ha
messo la collo grazie alla sua bravura sul ghiaccio dell’Oval Lingotto.
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Mercoledì 22 Febbraio 2006 Pagina 40
-LA GIOIA DELLA FAMIGLIA/Stavolta anche mamma Bertilla
è arrivata a Torino. «A casa avrei sofferto troppo».
Papà Valerio l’aveva già visto super
Il figliol prodigio ne ha combinata un’altra
di Marco Scorzato
«Alla fine è venuto verso di noi,
mi ha consegnato il mazzo di fiori e abbiamo pianto insieme. È
stata un’emozione indescrivibile». La voce di mamma Bertilla
tradisce tutto il pathos di un trionfo sognato a lungo e strappato dopo
una gara mozzafiato. Stavolta ha voluto tifare da vicino, dopo che per
le prime gare a sostenere Enrico a Torino c’erano andati solo il
papà e i due fratelli. «Sono venuta qui - racconta - ed è
stato meglio così, a casa si soffriva troppo».
Una famiglia unita che non ha voluto mancare al Pala Oval per aggiungere
alla forza dei muscoli dell’Uomo dei Giochi quello slancio interiore
che solo l’affetto delle persone care può dare. «Ho
parlato con Enrico dopo l’allenamento del mattino - ricorda la mamma
- e vederlo tranquillo mi aveva fatto sperare in una medaglia. “Ci
sono dei concorrenti forti”, mi aveva avvertito lui, ma io ci credevo».
Per papà Valerio era la terza gara dal vivo, la terza sofferenza.
Nei 5 mila e nell’inseguimento a squadre per alcuni momenti era
uscito dal palazzetto a prender aria e a scaricare la tensione.
«Stavolta ho tenuto duro, avevo visto negli occhi di Enrico che
stava bene - racconta -. È partito lento, ma lui sa rimontare.
La sua batteria è stata una sofferenza, ma sapere che poi c’erano
altri otto atleti d’altissimo livello è stato ancora peggio.
Mal che vada arriva nono, ho pensato; gli americani facevano paura, soprattutto
Davis, ma forse la falsa partenza l’ha condizionato».
E così anche la terza gara dei nervi si è conclusa in un
bagno di gioia. Un entusiasmo tanto grande quanto composto, misurato,
quello dei genitori, che spiega in un lampo da dove arrivi la modestia
che il campione di Roana ha sfoderato in questi Giochi, dentro e fuori
dalla pista. «Cos’ho pensato appena è finita? Che è
stato bravo - afferma candido papà Valerio -, io da questa gara
non mi aspettavo niente, ero sereno perché era stato già
“super” nelle prime due. E invece si è superato di
nuovo».
Alla fine i genitori aspettano fuori dal palazzetto il figliol prodigio.
Tra conferenze stampa e antidoping restano pochi minuti per abbracciarlo:
«Ci siamo stretti forte - racconta il padre -, ci siamo detti due-parole-due,
ha voluto sapere chi aveva telefonato e poi è ripartito per tornare
a “Casa Italia”».
Adesso tutti i riflettori d’Italia sono sul campione, sul suo Altopiano,
sui suoi genitori. Ma loro quasi s’imbarazzano di tanta attenzione:
«Spero che questo momento passi in fretta, è tutto così
frenetico che non vedo l’ora di tornare alla normalità e
rigustare tutto con calma», aggiunge il papà. «So che
a Roana tutti lo aspettano, tutti lo vogliono - conclude Bertilla -. Una
festa? Ci abbiamo pensato, ma sarà veloce, perché poi Enrico
deve tuffarsi nella Coppa del Mondo in Olanda, e nei Mondiali negli Stati
Uniti».
Col pragmatismo dei buoni montanari, la testa dei Fabris corre già
alle prossime gare. E forse è questo il miglior modo per non montarsela.
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Mercoledì
22 Febbraio 2006 sport Pagina 41
-LE REAZIONI. Felicitazioni di Berlusconi, Galan,
Dal Lago
Ciampi lo invita a Roma
Bolognini: «Campioni cresciuti a pane e acqua»
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio
Ciampi, ha invitato a Roma Enrico Fabris e tutti gli azzurri che hanno
vinto una medaglia. «State onorando l’Italia - ha detto Ciampi
-. Decidete voi la data per venirmi a trovare, ma l’importante è
che veniate numerosi».
Anche il premier Silvio Berlusconi ha rivolto a Fabris il medesimo invito:
«Lei è entrato nella storia dello sport italiano. Adesso
non se ne rende conto, ma quando sarà a casa se ne accorgerà.
Mi faccia una promessa: quando viene a Roma, mi venga a trovare, perché
ho voglia di abbracciarla».
Il governatore della Regione Veneto, Giancarlo Galan: «Sono stato
facile profeta: le Olimpiadi sono venete. Con Enrico Fabris è arrivato
un nuovo oro veneto. Spero che Palazzo Balbi sia sufficiente a contenere
tutte le medaglie che, come veneti, saremo orgogliosi di poter festeggiare».
Anche la presidente della Provincia di Vicenza, Manuela Dal Lago, si unisce
al coro delle felicitazioni per il secondo oro di Fabris: «Un risultato
sportivo, ma non solo. La modestia di questo ragazzo veramente d’oro
rappresenta lo spirito olimpico. Gli altopianesi, ma anche tutti i vicentini,
devono essere fieri di questo atleta, un vero simbolo, un esempio per
tutti».
Una lettera di congratulazione a Fabris per i «tre raggi tricolori»
è stata inviata anche dall’assessore regionale all’istruzione,
formazione e lavoro, Elena Donazzan.
Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, afferma: «Non sono i soldi
a far vincere: questi risultati arrivano da una grande programmazione».
Giancarlo Bolognini, presidente della Federghiaccio, spiega come crescono
i campioni alla Enrico Fabris: «I risultati sono il frutto del lavoro
portato avanti da pochi. Questi campioni sono cresciuti a pane e acqua».
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Mercoledì
22 Febbraio 2006 sport Pagina 41
Il sorriso caldo del re del ghiaccio
Fabris esulta: «Forse capirò cosa ho
fatto quando sarò da solo, nel bosco in montagna»
Torino. Parole d’oro. In ogni senso.
Già, perchè la bravura che Enrico Fabris ha messo in mostra
in pista è direttamente proporzionale alla modestia, all’equilibrio
e alle spruzzatine di simpatica ironia che contraddistinguono le dichiarazioni
del campione di Roana dopo l’impresa.
Gambe fedeli. «Mi sembra un sogno che non finisce mai. Sono partito
relativamente male, almeno rispetto agli altri, poi ho rimontato. Le mie
gambe non mi hanno mai abbandonato».
Il bosco. Fabris dice di non essersi ancora reso conto dell’impresa
compiuta: «Forse me ne renderò conto quando sarò da
solo, in montagna, in mezzo al bosco».
Uomo di parola. «Ho mantenuto tutte le promesse che avevo fatto,
non ho deluso nessuno, primo tra tutti il pubblico che era qua. L’Italia
è la squadra della rimonta, è bello finire con orgoglio».
Batticuore. Fabris ha vissuto momenti di grande tensione. «Soprattutto
in attesa che gareggiassero le ultime quattro coppie, con i più
forti concorrenti. Penso che le pulsazioni siano state più alte
nell’attesa che durante la gara».
Baci & abbracci. «Alla fine ho fatto il giro d’onore e
ho scrutato la tribuna riconoscendo tutti gli amici e i familiari; ho
mandato dentro di me un bacio e un abbraccio a tutti loro».
Sic transit... «Mi sento nella storia, anche se fisicamente non
ho fatto niente di speciale, ma ho realizzato il sogno di tutti gli atleti.
È una grande soddisfazione essere considerato alla pari dei migliori
del passato, ma i record sono fatti per essere battuti e magari dopo di
me arriverà anche un pattinatore più veloce».
Gente che corre. Fabris ha come punto di riferimento il maratoneta Stefano
Baldini. «Ho visto poche Olimpiadi e la sua vittoria ad Atene è
stata senza dubbio l’emozione più grande che ho provato.
È un atleta semplice e con il mio stesso obbiettivo».
Vacanze. «Cosa farò con i 300 mila euro vinti? Dopo l’oro
della scorsa settimana ho detto che mi sarebbe piaciuto fare una vacanza
in America o in Norvegia... vorrà dire che le farò tutte
e due». Davvero inusuale sentirgli esprimere un desiderio così
sempl ice mentre alcuni colleghi miliardari di altri sport sembrano pensare
soltanto a ville con piscina e ad auto lussuose. «In effetti ci
sono displine in cui girano davvero parecchi soldi. Eppure anche noi facciamo
gli stessi loro sacrifici, per cui sarebbe bello essere trattati alla
pari».
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Mercoledì 22 Febbraio 2006 sport Pagina 41
-IL TIFO A CASA/Grande festa in tutto l’Altopiano
per il secondo oro. Zio Walter è raggiante. Poi arriva anche una
telefonata da Torino
Enrico uno, due e tre. E Roana esplode
di Egidio Zampese
Roana. Due medaglie d’oro su quattro per l’Italia.
"Vai come un blitz" ,"Enrico sei grande"; e in tutto
l’Altopiano l’esplosione di gioia è stata grandissima.
In cimbro blitz vuol dire lampo. E come logica successione al lampo della
meteora Fabris all’Oval Lingotto di Torino è seguito il tuono.
La Roana incollata alla diretta di Rai Sport, ha sofferto e pianto; e
poi è esplosa con una gioia incontenibile, con un botto simile
al fragore di un temporale.
Al bar "Centrale", con il capofila Bruno Ceschi, i tifosi più
accesi hanno sottolineato con gli "oh, oh" ogni inquadratura
televisiva; e hanno vissuto gli ultimi metri e le ultime prove febbrilmente,
fino all’espodere con un «Oro!» assordante, tra trombe
suonate all’impazzata, sirene, applausi a non finire, per una sofferenza
che finalmente si è sbloccata.
E sono scattati come una molla, i roanesi, che hanno dato vita a caroselli
di auto con le bandiere tricolori, clacson dispiegati in assoluta libertà
per un’emozione dal vero profumo di leggenda.
Enrico Fabris, ragazzo di strordinario spessore con la sua semplicità,
serietà, abnegazione e puntigliosità, ha traghettato in
Paradiso non solo Roana, ma l’intero mondo olimpico azzurro.
Sono pronti i nuovi poster, per sottolineare le tre medaglie (due d’oro
e una di bronzo) conquistate da Fabris: che saranno esposti nella sede
della Pro loco, come augurio per la gara di venerdì sulla distanza
dei 10.000 metri, da cui potrebbe arrivare la quarta medaglia dell’incontentabile
Enrico Fabris (sempre che decida di parteciparvi).
Non solo a Roana, ma anche ai Toccoli, la casa paterna è stata
invasa da sostenitori e amici, che hanno festeggiato con trombe e bottiglie
stappate il successo di Enrico. Assieme alla nonna Luigia e allo zio Walter.
E in serata è arrivato anche il sindaco Mario Porto.
«Siamo felici, entusiasti - dice raggiante lo zio Walter -. Qui
ci sono moltissime persone giunte da tutto l’Altopiano, tanta gente
che non abbiamo mai visto. Enrico ci ha telefonato. Ha detto di ringraziare
tutti: idealmente ha voluto abbracciare tutti coloro che hanno fatto il
tifo per lui in Altopiano. Ci ha detto che a Torino stanno festeggiando
alla grande. Ma anche qui non si scherza: chissà fin quando si
andrà avanti...».
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Giovedì 23 Febbraio 2006 provincia Pagina
19
LA FAVOLA DI ENRICO
di Marco Scorzato
«Bravo bocia», complimenti, complimenti,
e ancora complimenti. E poi pacche sulle spalle, abbracci, lacrime e tante
telefonate. Il giorno dopo la terza medaglia olimpica, attorno a Enrico
Fabris si stringe l’affetto di parenti e amici, e un coro d’ammirazione
per la storica impresa giunge da un capo all’altro della Penisola,
Capo dello Stato e presidente del Consiglio. «Mi ha telefonato anche
il presidente della Regione Galan», racconta. Ma tra le tante testimonianze
d’affetto, quella che più fa vibrare le corde di questo ragazzo
pulito giunge dalla sua terra, dall’Altopiano, da un “montanaro”
come lui: «Caro e bravo compaesano che fai onore all’Italia
con il tuo comportamento, due medaglie d’oro e una di bronzo alle
Olimpiadi non sono cose da poco! Tuo bisnonno dei Toccoli ti batte la
mano sulla spalla e semplicemente ti dice: bravo bocia».
Si conclude così la “lettera” che Mario Rigoni Stern
gli ha inviato con un editoriale in prima pagina sulla «Stampa».
Lui, la star dei Giochi, la legge al Tg1. Ha scelto il messaggio del “suo”
scrittore, quello che ha sempre in valigia quando parte per le gare: «Leggo
sempre i suoi libri quando sono lontano da casa - ha spiegato il re di
Torinmo 2006 -. Mi tiene attaccato alla mia terra, all’Altopiano,
ai valori umani veri che sono presenti lassù, quando ci si trova
faccia a faccia con sè stessi e con la natura».
Lassù tornerà solo a fine settimana, perché a Torino
la favola potrebbe riservare un altro capitolo. Resta una pagina bianca,
quella dei 10 mila, un’altra pagina da disegnare sul ghiaccio con
quelle lame che sa far scivolare con forza sinuosa, da “messaggero
degli dei” come l’ha chiamato il “suo” scrittore.
«I 10 mila non sono la mia specialità», ammette, ma
venerdì ci riproverà con quel suo naso sporgente, che sembra
fatto apposta per tagliare l’aria, spinto dalla potenza dei suoi
quadricipiti, due reattori da 60 centimetri di circonferenza. Si, rivestirsi
da missile, per volare ancora una volta. Ma andrà bene qualsiasi
risultato. Gliel’ha scritto anche Mario Rigoni Stern. Parole che
Enrico Fabris conserva come una reliquia. Le metterà insieme alle
sensazioni più forti di questa straordinaria avventura, ai consigli
più sinceri, agli affetti di papà Valerio, mamma Bertilla,
dei fratelli Nicola e Michele, che di muoversi da Torino non hanno adesso
alcuna fretta. Hanno festeggiato con il figliol prodigio a Casa Italia,
coccolandoselo ma senza esagerare.
Di esagerato la famiglia Fabris non ha nulla, se non la discrezione e
l’umiltà che oggi rivivono nel giovane campione. «Riservato
era anche sui banchi di scuole - ricorda Sergio Bonato, preside del liceo
scientifico -, non dava a mostrare i suoi successi nello sport, pareva
concentrato nel suo mondo, ma senza tagliarsi fuori dai compagni».
Non è cambiato, re Enrico, nemmeno ora che la ribalta è
tutta per lui; «Non mi sento un eroe, tranquilli. Non cambierò
il mio modo di essere. In tanti mi hanno chiamato per dirmi proprio questo.
Ora mi concentro sui 10 mila». Il segreto del suo successo è
tutto qui.
Resta lo spazio per un unico azzardo: «Io in polizia? Adesso spero
mi diano una promozione».
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Giovedì 23 Febbraio 2006 provincia Pagina
19
«Voglio riabbracciare Roana»
(m. sc.) Il day after di Enrico Fabris è
un «risveglio con gli occhi sbarrati. Mi sono scrollato per sentire
se ero vivo. Se era tutto vero». Sì, è tutto vero,
la realtà si è fusa col sogno. Il poliziotto altopianese
è entrato nella storia e un po’ alla volta se ne sta rendendo
conto. Al telefono la voce tradisce ancora l’emozione della vittoria.
Parla veloce, ma si sente che in fondo non ha perso la sua tranquillità
e soprattutto la semplicità: «Due minuti - premette - perché
poi devo andare in pista».
- Com’è stata la notte del trionfo?
«Breve, brevissima. Sono andato a letto tardi perché abbiamo
fatto festa a Casa Italia, con la mia famiglia, una decina di tifosi roanesi
e gli altri atleti. Si sono aggiunte anche Gerda Waissensteiner e Jennifer
Isacco, che hanno vinto il bronzo nel bob».
- Ha ricevuto una tempesta di complimenti. Quale l’ha sopresa di
più?
«La telefonata del presidente Berlusconi, non me l’aspettavo
proprio: una conversazione spontanea, mi ha detto che ero entrato nella
storia. Mi ha inorgoglito!
- E i complimenti di mamma e papà?
«Quelli non hanno prezzo. Mi mi hanno sempre seguito nella vita
e nello sport fino a questo sogno che s’avvera».
- È stata un’esplosione di gioia. Quali sono state le prime
parole coi genitori?
«Non riuscivamo a parlarci. Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto.
È stato meglio di ogni parola».
- A Roana tutti l’aspettano.
«Lo so, non vedo l’ora di rivedere quelli che non hanno potuto
essere qui a Torino. Ritornerò sabato e un po’ di “casino”
lo faremo, ma non troppo: riparto per i Mondiali».
- Le gare prima di tutto.
«Sì, penso ai 10 mila, sono tranquillo. Comunque vada sarà
una passerella festosa».
- Una dedica, magari alla fidanzata?
«Non sono fidanzato, non è una cosa a cui adesso penso. La
dedica? Ai miei».
- Nei giorni scorsi ha detto di pensare di partecipare ad un reality show.
«In realtà avevo detto, e ripeto, che non saprei rispondere.
Se arrivassero delle proposte le valuterei, però mi rendo conto
che queste esperienze nuocciono all’atleta. Se sono arrivato qui
è per l’umiltà e la costanza nella preparazione. Ora
devo andare, mi aspetta la pista».
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Giovedì 23 Febbraio 2006 provincia Pagina
19
A Roana i festeggiamenti sono continuati fino all'alba
di Egidio Zampese
A Roana i festeggiamenti sono continuati fino
all’alba, coinvolgendo i tifosi tornati da Torino dopo aver vissuto
dal vivo lo splendido trionfo del “glitz” (in cimbro significa
lampo) azzurro, numero uno al mondo nel pattinaggio di velocità.
Il Comune e la Pro loco stanno organizzando il programma per una megafesta
che dovrebbe andare in scena a metà aprile, dopo che il “Toccolo”
avrà esaurito i suoi impegni nelle Coppe europee e americane. Intanto
gli stanno preparando un’accoglienza straordinaria i compaesani,
che per sabato o domenica lo aspettano a casa. Enrico Fabris arriverà
a Canove di Roana da dove, salendo su una troika trainata da cavalli,
arriverà in trionfo a Roana dove un maxischermo racconterà
le sue imprese alle Olimpiadi invernali Torino 2006.
Entusiasti il sindaco Mario Porto e l’assessore Luigi Martello,
che guardano già oltre i festeggiamenti e pensano alla realizzazione
di uno “stadio del ghiaccio” al laghetto di Roana, per dare
la possibilità di esprimersi ad una folta schiera di pattinatori.
La “Busafonda” è stata il trampolino di lancio sulla
scacchiera mondiale di Enrico Fabris, e fin d’ora si ripromette
di sfornare i campioni di domani. Magari già per le prossime Olimpiadi
fra quattro anni a Vancouver in Canada.
Il parroco don Lino Prearo sottolinea l’impegno di Enrico in parrocchia
e la sua serietà professionale, che unitamente alla sua semplicità
lo hanno portato ad essere un campione da imitare. Il presidente del Gruppo
sportivi ghiaccio Roana Corradino Rebeschini, traccia il profilo atletico
di Enrico: «È come un computer - dice - nella sua mente ha
una precisione assoluta. Riesce a compiere anche 15 giri di pista alla
stessa velocità sbagliando solo di qualche decimo di secondo».
Diego Tumulero ha seguito Enrico sin dai primi passi: «È
un pattinatore stellare - sostiene - ed è talmente in forma che
potrebbe stupire ancora, perché ha il cronometro in testa e sa
gestirsi in tutte distanze». In tutto l’Altopiano spiccano
poster di Enrico, striscioni, bandiere tricolori e cerchi olimpici. La
festa vera, l’entusiasmo, il ringraziamento sono pagine ancora da
scrivere.
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Venerdì 24 Febbraio 2006 sport Pagina 40
Tutti pazzi per Enrico
di Claudio Tessarolo
inviato a Torino
Tutti pazzi per re Enrico. Si sono accorti del real-pattinatore
di Roana anche a Sanremo. Giovedì prossimo un aereo privato lo
riporterà in Italia dall'Olanda, dove è in programma una
prova di Coppa del mondo, per farlo partecipare alla serata del festival.
Ovviamente, anche se è un provetto chitarrista, non gli sarà
chiesto di cantare: lo ha già fatto qui a Torino, suonandogliele
a tutti, olandesi e americani in primis, quanto e come solo un grande
artista sa fare.
Proposte e programmi stanno fioccando come neve, peraltro attesa in queste
ore (ancora!) qui a Torino, sede principesca di una Olimpiade che sta
frantumando, per la gioia degli organizzatori e di quanti ci hanno da
subito o da sempre creduto, un record dopo l'altro: spettatori presenti
(impossibile trovare un letto negli alberghi o un posto in tribuna per
seguire le gare) e, cosa di non minor peso e importanza, spettatori televisivi.
Si sono collegati tutti e da tutto il mondo, qui da Torino e il merito
dell'impennata degli ascolti degli ultimi giorni è in gran parte
suo, di re Enrico. Che ieri, dopo essersi concesso l’altra sera
un bagno di folla neanche lontanamente immaginato prima delle prove a
cinque cerchi, ha chiuso i battenti, staccato i telefoni, isolandosi da
tutto e da tutti. Non si è fatto trovare nemmeno da papà
Valerio, che si è dovuto così ingegnare a trascorrere la
giornata passando da un museo all’altro. Ieri pomeriggio si è
dedicato a quello della Scienza e della tecnica, un’occasione utile
in ogni caso per ripensare alla perfetta macchina da guerra, sportivamente
parlando che si chiama Enrico.
«I diecimila non sono la sua distanza, ma è vero che potrebbe
arrivare ottavo come andare a medaglia. Non lo so, certo che nessuno si
aspetta più niente da lui. Però è anche vero che
anche nella prova dei 5000 sembrava non avere speranze, invece è
arrivato il bronzo. Diciamo che non prevedo da parte sua una gara esasperata;
non si sa mai, però... ».
Maurizio Marchetto, il suo allenatore dal giugno del 2001, non da ieri,
non si sbilancia; oddio, dentro di sé una convinzione precisa ce
l’ha, ma resta reticente, sembra quasi che non voglia dare materia
agli allibratori. «Abbiamo una squadra che partecipa a questa gara
con tre elementi, come Norvegia e Olanda. E già questo è
un grande risultato. Ci sono grandi specialisti, noi vedremo di dare il
massimo, se poi riusciremo a ottenere una medaglia, sarà tutto
di guadagnato. Il podio per noi non sarà facile però...
».
- Però c’è lui, re Enrico.
«Sì, c’è Fabris, ha uno stato di forma notevole,
vorrà sfruttare al meglio questo momento straordinario che sta
attraversando, quindi tutto è possibile. L’unica cosa è
che partirà nella seconda batteria, non potremo conoscere i tempi
degli altri, sarà quindi difficile predisporre una tattica precisa.
Certo, c’è da augurarsi che Enrico abbia assorbito stanchezza,
tensioni e stress, e per le gare sostenute e per tutti i festeggiamenti
ai quali ha dovuto partecipare...;.
Partito da distante, Marchetto continua a prenderla alla larga. Strategia,
scaramanzia, un po’ di sano realismo, che non guasta mai. E in effetti
re Enrico tossine da smaltire ne avrebbe, e più che legittime e
giustificate, fino a stancarsi. Però... Però è lui
il Signore dei Giochi, che diamine, e una sorpresa ci potrebbe sempre
scappare, eccome. Per cui, a domanda precisa, Marchetto smette di nascondersi.
«Come l’ho visto agli allenamenti? Bene, molto bene. No, non
mi è sembrato stanco, i diecimila non sono la sua gara ma darà
il massimo, statene certi... ».
Luciano Tava, coordinatore della pista lunga per
la Federazione, è fra quelli che a re Enrico farebbero un monumento.
«L’ho sempre sostenuto, Enrico è un grande. Potrebbe
fare qualsiasi altro sport, sarebbe comunque un vincente. L’ho conosciuto
fin dai tempi dei giochi della Gioventù, le lascio immaginare da
quanto. Non mi ha minimamente stupito per quello che ha fatto. Ha una
potenza fisica straordinaria ma soprattuto una testa che funziona sempre,
che non perde mai. Per questo dico che nei diecimila sarà fra i
primi cinque. Sono pronto a giocarmi metà del mio stipendio di
pensionato, tanto sono sicuro di vincere... ».
Ieri sera qui a Casa Italia, era in programma una grande festa. Una serata
mondana per rimarcare il marchio di eleganza, signorilità efficienza,
precisione organizzativa che hanno caratterizzato questi giochi. Lui,
però non c’era, re Enrico, ha preferito risposare per concentrasi
meglio. Facendo così felice mamma Bertilla. Fosse per lei, Enrico
sarebbe già a casa.
«È stanco, l'ho proprio visto stanco in piazza Castello,
alla premiazione per l’oro nei 1500. Non l’ho mai visto così
sotto pressione come in questi giorni. Telefonate continue, interviste,
tutti a cercarlo, e lui sempre disponibile con tutti... Però l’ho
visto stanco, davvero stanco povero ragazzo... ».
Cuore di mamma. Fosse per lei Enrico se ne starebbe già a casa,
a Roana. Invece ci sono ancora diecimila metri da percorrere sui pattini.
«Non è la sua gara, spero proprio non tiri troppo, ha già
dato tantissimo in questa Olimpiade... Ha stupito anche me, pensavo andasse
a medaglia solo nei 1500, invece ha raggiunto il podio altre due volte.
Adesso non vorrei che scoppiasse, deve andare in Olanda e poi in America
subito dopo le Olimpiadi... Un risultato da podio anche in questa gara?
Sarebbe una cosa in più, io non mi aspetto nulla, ha già
fatto abbastanza...».
Cuore di mamma. Ma al cuore non si comanda. Re Enrico è diventato
grande, sa che i sudditi, in questa città regale, aspettano solo
di osannarlo. Per questo ieri non c’erano più biglietti per
la sua gara. E non c’era nemmeno lui in giro, preso completamente
dalla preparazione, fisica e mentale. È vero, ha già dato
tanto, però vaglielo a dire ai suoi pattini magici...
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Sabato 25 Febbraio 2006 sport Pagina 41
Fabris ha chiuso con un ottavo posto nei 10.000
(e il nuovo record italiano) la sua fantastica Olimpiade
«Più di così non potevo proprio andare»
In una gara che non è la sua ha messo in
mostra un altro finale mostruoso
di Renato Angonese
Torino. Dati alla mano, il "finale alla Fabris"
sta al pattinaggio su ghiaccio come la "zona Cesarini" sta al
calcio. Solo che lui, il "re dell’Oval Lingotto", senza
nulla togliere al giocatore spesso in rete agli sgoccioli del 90’,
è di un altro pianeta.
Anche sui diecimila, l’ultima durissima gara, conferma di possedere
uno spunto conclusivo straordinario, pattinando il suo finale su tempi
inferiori ai 32". Il che equivale alla disponibilità di una
riserva di potenza fisica e di controllo mentale della fatica impressionanti.
Solo l’americano Chad Hedrick, uno dei grandi della disciplina,
è riuscito, con uno scatto mai visto prima su una pista ghiacciata,
a riprendere il filo del discorso della sua prova che lo vedeva opposto
all’olandese Karl Verhejen. Il "numero" gli fa ripigliare
quota, guadagnare ghiaccio e girare di appena 2 centesimi in meno rispetto
al tempo del trimedagliato campione vicentino, che negli ultimi due giri
ha trovato dentro di sé , ancora una volta, le energie psicofisiche
per l’ennesimo "finale alla Fabris". Che non è
una sua caratteristica messa sul ghiaccio soltanto a Torino 2006 perché
è da sempre nel suo bagaglio tecnico e agonistico. Qui l’ha
sviluppata al meglio, forte di una condizione-super. La sua potenza fisica
e la pattinata da manuale hanno fatto il resto.
Gli attimi precedenti la partenza mostrano un Enrico Fabris teso, un po’
stanco ma concentrato come sempre. Viene da giorni meravigliosamente intensi,
vissuti in modo imprevedibile; dove è successo l’impensabile.
C’è da tenerne conto.
«Concludere un’Olimpiade così, è un sogno -
racconta -. Meglio non poteva andare. Mi sono accorto subito dopo il via
di non "avere la gamba" per attaccare. La testa, invece, c’era.
Così niente sparate a rischio. Gara troppo lunga per farlo. Ho
perciò pattinato in modo costante rinvenendo nel finale».
Chiude la sua fatica olimpica con un 13’21"54 corrispondente
all’ottavo posto finale: è anche il nuovo record italiano.
La passerella promessa ai suoi tanti tifosi presenti all’Oval se
l’è meritata ancora una volta. Nella successiva lotta per
le medaglie, Chad Hedrik, il texano con il turbo improvvisamente avviatosi
nel finale, non riesce comunque ad avvicinare il tempo-monstre ottenuto
nelle prima serie di batterie dal "tulipano" Rob de Jong.
Il tempo di Rob de Jong, 13’01"57, lo porta all’oro;
l’inedito e al tempo stesso spettacolare recupero di Chad Hedrick,
che ferma il cronometro sui 13’05"40, vale l’argento.
Con l’Olanda finalmente in grado di centrare un doppio podio, perché
Karl Verhejen, nonostante il finale difficile, corre in 13’08"80.
Gli altri due italiani in gara, Stefano Donagrandi e Ippolito Sanfratello,
occupano rispettivamente il 12° ed il 13° posto. Anche per loro
un’inattesa e perciò indimenticabile Olimpiade. Un’Olimpiade
d’oro.
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Sabato 25 Febbraio 2006 sport Pagina 41
Enrico ottavo. È proprio un re
La quarta medaglia non arriva, ma la prova di Fabris
nei 10.000 strappa applausi
di Claudio Tessarolo
inviato a Torino
Ieri mattina ha aperto il telefonino soltanto per
lei. «Enrico, mi raccomando, fai solo quello che ti senti di fare...
», gli ha detto mamma Bertilla, ritornata nella quiete (si fa per
dire, di questi tempi... ) di Roana dopo aver assistito alla faraonica
e faticosa premiazione in piazza Castello per l’oro nei 1500. «Tranquilla,
sto bene, farò il mio dovere, non ti preoccupare», gli ha
risposto lui, premuroso come sempre.
Papà Valerio, che è rimasto a Torino per seguire il figlio
divenuto in pochi giorni un prodigio nazionale, ha accettato senza battere
ciglio il verdetto dell’ovale. «Non aveva grandi ambizioni,
sapevamo che questa non era la sua gara. Ha pattinato bene, ha cercato
di mantenere il suo ritmo, alla fine è riuscito anche a vincere
la sua batteria. Non gli si poteva chiedere di più. L’ho
visto per la prima volta dopo due giorni quando è sceso in pista,
per il riscaldamento. Mi ha fatto un cenno con la mano, ci siamo guardati
negli occhi, era tranquillo. Spero di potergli parlare questa sera, prima
che torni al villaggio olimpico. Si torna tutti a casa, finalmente...».
Per due giorni Torino si è interrogata se il re avrebbe o meno
partecipato all’ultima gara in programma. L’effetto Fabris
ha trasformato incredibilmente questa città in un enorme pattinodromo.
Ma quale sci alpino, peraltro deludente! Nemmeno il fondo ha saputo sciogliere
cuori, suscitare emozioni come in quindici giorni hanno saputo fare le
lame (e gli ori) dell’airone altopianese. E allora si scende in
pista e lo si fa sapere a tutti. Alle biglietterie dell’Ovale ieri
mattina, prese d’assalto da sportivi di tutte le nazioni alla disperata
ricerca di un biglietto, i ragazzi, gentilissimi come sempre di Toroc
fornivano due risposte ad un’unica domanda: «Non ci sono più
biglietti disponibili, ed è confermata la presenza di Fabris».
Una febbre, quella dei diecimila, che ha contagiato tutti. Negli ultimi
due giorni la caccia al biglietto è stata spasmodica. Le regole,
inflessibili, non hanno avuto pietà di nessuno, nemmeno delle decine
di tifosi giunti in mattinata da Roana con un pullman e svariate auto.
Chi aveva il benedetto tagliando è entrato, chi ne era sprovvisto
ha dovuto cercare un bar, impresa non facile, nei pressi del Lingotto
e godersi lo spettacolo alla televisione. Papà Valerio è
entrato con il figlio Nicola nel gigantesco e moderno impianto in tarda
mattinata. È abituato al calore del ghiaccio, per nessun motivo
non si sarebbe perso la prova del figlio. Le batterie hanno subito svelato
il pretendente all’oro, De Jong, capace di un tempo stratosferico,
tredici minuti e neanche due secondi. Valerio ha guardato il figlio Nicola,
accanto a sé. Non sono state necessarie parole che nella bolgia
dell’Ovale nessuno avrebe in ogni caso colto. Dopo un po’
è toccato a Enrico. Non è parso nervoso ma molto concentrato.
Ha salutato con un sorriso e un braccio alzato l’ovazione che ha
accolto il suo nome, si è piegato in avanti pronto a partire. Lo
svedese Rjomer parte subito veloce, Enrico lo lascia apparentemente andare.
La gara è contro il tempo, il nemico da azzannare. Giro dopo giro
Enrico accumula ritardo rispetto a De Jong. Alla fine vince la propria
batteria con quello sprint lungo che ormai tutti si sono abituati ad aspettarsi.
Ma è lontano dal podio. Non importa, il re è sceso in pista,
lunga vita al re, il suo è stato un regalo che ha voluto fare a
tutti i suoi tifosi.
L’Ovale si inchina a questo incredibile atleta a fine gara. Enrico
torna in pista riesce a raggiungere il settore dei vicentini, degli amici
impazziti di gioia e di orgoglio giunti da Roa na. Il frastuono è
assordante ma lo spettacolo di genuina, sportiva partecipazione fa tenerezza,
e la commozione è quasi contagiosa, mentre gli olandesi, simpaticissimi
tulipani arancioni, festeggiano a loro volta il trionfatore della prova.
Fuori piove a dirotto, è tutta Torino che benedice l’atleta
simbolo di questi giochi. Ha conquistato tutti, ma proprio tutti.
«Questa è la mia prima Olimpiade invernale, ne ho fatte dieci
come giornalista di Olimpiadi estive - dice un entusista Candido Cannavò,
già direttore storico della Gazzetta dello Sport - ma di personaggi
come Fabris ne ho visti pochi. Ha classe da vendere, talento enorme. La
gara di oggi non aggiunge e non toglie nulla a quanto ha saputo fare qui
a Torino. Fabris ha dimostrato di avere anche una grande maturità,
ha saputo gestire le pressioni del Giochi da campione consumato. Se riuscirà
a restare così, e non ho bubbi, credo che di lui sentiremo parlare
a lungo. E poi ha una bellissima famiglia, l’ho conosciuta durante
le cerimonie di premiazioni. Bella gente, genuina, onesta, brava, brava
davvero...».
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Sabato 25 Febbraio 2006 provincia Pagina 25
Roana e il Vicentino attendono l’eroe dei Giochi
di Marco Scorzato
Contrada Toccoli, ore 18. Mamma Bertilla esce
dalla porta di casa e si attacca alla fune della campana. Lei, mingherlina,
si fa quasi trascinare dalla corda con un sorriso grande così,
mentre i rintocchi si diffondono in tutto il paese e la gente accorre
a festeggiare in casa Fabris. È l’immagine da incorniciare
dell’ultima magica giornata olimpica di re Enrico. Stavolta non
è sul podio, ma ha dimostrato di essere «un campione».
Lo dicono a voce alta i compaesani, che in pochi minuti affollano la “haus
bomme raiter”, la casa del pattinatore, così ribattezzata
in cimbro. Sfoderano fusti di birra e abbracci, vassoi di fritole, colpi
di clacson ed applausi “al Toccolo”.
Mamma Bertilla è portata in trionfo. Oggi però non ha tanta
voglia di parlare. Le parole non basterebbero ad esprimere quello che
ha dentro. Lei che fino a pochi minuti prima della gara stava sul pianerottolo
di casa, con guanti, secchio e scopa a lavare il pavimento. Come nel più
banale dei pomeriggi. Ma è così; l’intera famiglia
Fabris è sempre stata così. A cambiare, in questi giorni
, è stato il mondo che ruota intorno a loro.
«Quando è salito sul podio, la sera della premiazione - racconta
- è stato un tuffo al cuore. “L’Enrico”, in quel
momento, mi è sembrato un angelo». La gara in tv ha voluto
guardarsela tutta sola. «Dopo questi giorni di pressioni è
meglio così. Ci vediamo alla fine».
Non la pensa così nonna Luigina, che abita di sotto e vive l’evento
con un’allegra compagnia di amiche over 60. Tifano come ragazzine,
sventolano bandierine tricolori, ammutoliscono quando Enrico s’invola
per l’ultima cavalcata olimpica. Poi rompono il religioso silenzio
con un’imprecazione, quando la regia Rai concede 10 secondi alla
partita di hockey: « Che villani», sbotta Antonietta. Poi
la telecamera inquadra il pubblico. Giurano in coro d’aver riconosciuto
il compaesano Nicola: «È lui e si mangia le unghie. È
partito stamattina con una corriera di tifosi altopianesi».
A fine batteria Enrico Fabris è quinto, «ma ha rimontato,
è stato grande». Il risultato, stavolta, conta relativamente.
Doveva essere il giorno della festa, e festa sia. In casa di nonna Gina
comincia il viavai di amici e parenti. La porta è sempre aperta,
in tinello arriva zio Walter al ritorno dalla stalla, perché questa
è una giornata speciale ma bisogna pur sempre mandare avanti la
baracca. E un po’ alla volta si riversa ai Toccoli tutto il paese,
quello che ancora una volta si era riunito nei bar del centro a “spingere”
il “bocia” a suon di grida e applausi.
Adesso la birra va giù volentieri, è il momento di sfogare
la tensione e ridere, abbracciarsi, scherzare e ridere ancora. Da montanari
veraci, cresciuti col ghiaccio intorno, ma col cuore colmo del fuoco delle
passioni autentiche.
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