Fabris Placido
Placido Fabris vede la luce a Pieve d'Alpago il 29
agosto 1802. Dal 1816 è allievo dell'Accademia di Belle Arti di
Venezia, dove entra in contatto con l'ambiente neoclassico, attraverso
l'insegnamento di Teodoro Matteini e la protezione di Antonio Canova.
Già noto come ritrattista, nel 1824 si trasferisce a Trieste, dove
diviene, insieme a Giuseppe Tominz, uno dei pittori prediletti della famiglie
più influenti della città. Rientra a Venezia nel 1832 e
nel corso del quarto decennio, interrotto da una breve permanenza a Milano,
si dedica alla ritrattistica, al restauro e allo studio dei maestri veneti
del '400 e del '500. Per sfuggire alla situazione politica seguita ai
fatti del 1848 e poter finalmente eccellere quale artista, si trasferisce
a Londra. Il viaggio si trasforma però in tragedia: gran parte
delle sue opere vengono irrimediabilmente deteriorate a seguito dell'avaria
subita dalla nave che le trasporta. Provato dall'evento ritorna in patria
dove trascorre gli ultimi anni dipingendo pochissimo. Poco prima della
morte, avvenuta a Venezia il 7 dicembre 1859, stende un'opera, rimasta
incompiuta, intitolata “Visioni teologico-storico e mitologiche
del pittore Placido Fabris d'Alpago”. Uno dei volumi, esposto a
Pieve d'Alpago, riguarda le memorie del pittore e, insieme alle immagini
dell'artista e della sua famiglia (3 dipinti e 5 disegni inediti), consente
di ricostruirne la biografia in gran parte ignota.
Per saperne di più visita il sito dell'Associazione
Culturale Placido Fabris d'Alpago cliccando
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