Luigi Fabris

NOTA: Il ceramista Luigi Fabris è molto noto come Uti Fabris (vedi nota a fondo pagina). A questo nome è stata istituita una borsa di studio ( Premio Uti Fabris) che viene assegnata ogni anno a studenti particolarmente meritevoli, figli di alpini. Viene assegnata con la collaborazione della Sezione Alpini Montegrappa di Bassano, presso la sede al Ponte Vecchio.

Luigi Fabris (1833 -1952) nasce a Bassano del Grappa il 23 agosto 1883.

Negli anni successivi invece di lavorare alla ferramenta del padre continua a studiare e seguendo un’inclinazione sempre più spiccata mette a frutto la propria abilità manuale diplomandosi in Maestro di disegno e arte alla Accademia delle Belle Arti di Venezia.

Si dimostra fin da subito un ottimo allievo e viene notato dal preside Antonio Dal Zotto che gli fa mettere mano al modello in gesso della statua in bronzo di Carlo Goldoni, oggi conservato al Museo Civico di Bassano del Grappa.

Si sposa con Eleonora Velo nel 1908 e l’anno successivo, vinto un concorso presso una scuola artigiana, si trasferisce a Ponte di legno in Valcamonica, dove nasce il primogenito Augusto.

L’ambiente si rivela un pò asfittico per l’impulso fantasioso e creativo del Fabris, che prepara così il rientro a Bassano che avviene nel 1912 per subentrare nella direzione della Scuola di Disegno a Raffaele Passarin, di cui rileverà anche la fabbrica di ceramiche.

A Fabris risulta congeniale l’incontro con la ceramica che pare offrire molto di più del disegno o della scultura. Questo materiale infatti rappresentava non solo una crescente possibilità commerciale ma ampliava considerevolmente le idee e gli oggetti producibili tramite l’uso degli stampi, i quali determinavano inoltre l’incognita dell’imprevisto nei risultati di colore e contrasto

In linea con taluni modelli settecenteschi che si rifanno ad una certa venezianità, viene dato inizio alla lunga serie di damine e cavalieri, soprammobili, centri tavola, alzate e lampadari, cominciando l’esportazione di questi oggetti d’arredamento e d’abbellimento.

In queste sue opere si rivela la sua indole fantasiosa e gioiosa, la ricerca del nuovo per oggetti corposi e brillanti, lievi e delicati. Era proprio della tarda Belle Epoque l’uso di materiali vari e lucenti, il movimento sinuoso, il gioco di colori.

Intanto in quegli anni scoppia la Prima Guerra Mondiale e nasce il suo secondo figlio Giannantonio, Per sfuggire ai bombardamenti sul fronte a Bassano la famiglia si trasferisce a Milano. Si apre così anche una nuova fase lavorativa. Fabris apre uno studio di disegno e scultura, riesce ad integrarsi nella realtà economica e culturale della grande città; la sua abilità è largamente riconosciuta e gli vengono commissionati vari lavori che contribuiscono alla sua affermazione (il Monumento ad un Caduto dell’Aeronautica, il Monumento offerto dalle Province Venete all’Opera Bonomelli, la Samaritana al pozzo, la Musa scrivente..).

L’arte del Fabris si manifesta al meglio proprio nel ritratto, il viso rappresenta il punto attorno cui ruota la sua partecipazione con il soggetto e la sua comunicazione espressiva.

Parallelamente non abbandona la pittura e la ceramica. Al 1922 risale per esempio la decorazione dei muri esterni dell’Hotel Hungaria a Venezia. Intanto però si appassiona a qualcosa di nuovo. A quei tempi a Milano uno dei figli del Passarin lavorava come ingegnere collaudatore all’Alfa Romeo, dove venivano prodotte candele di porcellana per aerei Di qui nasce l’idea di usare quei forni per porcellane artistiche.

Fabris si appassiona alla porcellana, apre con i figli una fabbrica che si amplia velocemente; lo scultore si è fatta la mano sul biscuit e sulle porcellane policrome e l’uso di forni modernissimi ha contribuito a incrementare un cospicuo repertorio che veniva distribuito anche al di fuori dei confini nazionali.

Si producono damine e cavalieri settecenteschi, gruppi di statuine e pezzi complessi come fontane da centro tavola, specchiere, concerti, berline, talora impreziosite di oro zecchino.

In questo periodo Fabris elabora il celebre marchio dell’ancora rossa con il monogramma del nome per tutelarsi dai tentativi di imitazione. Nel 1929 la partecipazione alla Fiera di Lipsia sancisce la sua consacrazione internazionale. Tra i committenti si contano i personaggi più in vista dell’epoca, Fabris nel 1926 è invitato al Vittoriale, a Gardone Riviera, da Gabriele d’Annunzio e verso il 1930 l’attore Ettore Petrolini ordina un ritratto.

La produzione di Fabris intanto conquista i mercati esteri: America del Nord e del Sud, Europa, Giappone, Australia, Persia, La berlinese Rosenthal vuole assicurarsene l’esclusiva per la Germania, ma la Seconda Guerra Mondiale era già alle porte e si configura così un ennesimo sconvolgimento.

La fabbrica a Milano è distrutta durante un bombardamento nel ’42. La famiglia Fabris si sposta di nuovo a Bassano, cominciando a lavorare appena possibile. Nel 1946 si costruisce la nuova fabbrica, parte la ripresa e continua il successo.

A Bassano Fabris prende parte alla Commissione d’Ornato Comunale, ma, viste le controversie sul destino del Teatro sociale per il quale Fabris voleva il solo restauro e non la ristrutturazione, si dimette.

Il 14 maggio 1951 l’Associazione Pro Bassano gli consegna un Diploma di Benemerenza, un attestato che si aggiunge alle innumerevoli distinzioni, targhe e diplomi ricevuti negli anni, ma che sancisce il coronamento di una vita intera.

Appena un anno dopo, nel 1952, improvvisamente Luigi Fabris muore, lasciandosi alle spalle opere d’arte nelle maggiori collezioni in tutto il mondo.

Nota:Il Sig. Flavio Golin di Mussolente (VI) ci ha scritto per segnalarci che "Uti Fabris, da cui deriva il premio istituito dagli alpini di Bassano del Grappa, è stato capitano del corpo degli alpini durante la seconda guerra mondiale e mi risulta essere se non sbaglio il figlio del professor Luigi.". Lo ringraziamo per la precisazione.

Dal 7 ottobre al 26 novembre 2006 il Comune di Bassano gli dedica una mostra>>>

Leggi anche questa pagina relativa al bombardamento del suo stabilimento milanese>>>