La rassegna raccoglie all’Agostinelli il
meglio delle sue opere scultoree e pittoriche
L’arte versatile di Fabris
Bassano rende omaggio al poliedrico artista con
una mostra
Bassano rende omaggio al poliedrico artista Luigi Fabris con una mostra
che raccoglie le sue opere migliori, pittoriche e scultoree. "Palsmare
l’armonia", questo il titolo della rassegna che aprirà
i battenti il 7 ottobre a palazzo Agostinelli celebra infatti lo scultore,
ceramista e pittore nato a Bassano nel 1883. Un artista completo, che
grazie ad una straodinaria manualità, riusciva ad esprimersi al
meglio con la ceramica in quanto materiale duttile, che gli permetteva
di palsmare le idee. Nella sua eccezionale carriera ha incontrato personaggi
di rilievo, a cominciare dal poeta Gabriele d’Annunzio per il quale
ha realizzato numerosi biscuit. Lunghissimo, poi, l’elenco dei nomi
celebri dei suoi committenti; tra questi De Gasperi, La Malfa, Gobbi,
Baseggio. Diplomatosi all'Accademia di Belle arti di Venezia, nel 1912
diventa direttore della Scuola cittadina di disegno, subentrando a Raffaele
Passarin di cui rileva anche la fabbrica di ceramiche situata nei pressi
del Ponte degli Alpini. Nella sua attività si dedica soprattutto
alla lavorazione della ceramica biscuit producendo una variegata selezione
di damine e cavalieri, soprammobili, centri tavola, alzate e lampadari.
A seguito della Grande Guerra si trasferisce a Milano dove apre uno studio
di disegno e scultura. Il suo estro e la sua manaulità vengono
subito notate e premiate; gli vengono affidate importanti opere, come
il "Monumento ad un caduto dell'aeronautica" per il Cimitero
Monumentale.
Ma è con la partecipazione alla Fiera di Lipsia nel ’29 che
Fabris sancisce la sua consacrazione internazionale. La sua arte si diffonde
in Europa, in America, in Giappone, in Australia. Segue un periodo buio
a causa della Seconda Guerra, nel corso della quale la sua fabbrica viene
distrutta da un bombardamento. Nel ’42 torna a Bassano e quattro
anni dopo costruisce la nuova ditta. Muore improvvisamente nel ’52.
Articolo apparso sul Giornale di Vicenza di Martedì
03 Ottobre 2006
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